RACCONTI E POESIE

Lorenzo Beccati

  • DON CHISCIOTTE

    Don Chisciotte soprona Ronzinate, Sancio Panza urla al mulo.
    Il cavaliere dalla Trista Figura, trasognato ...

    >> Continua la lettura

    si liscia i baffi impomatati
    e pensa a quella gran gnocca di
    Dulcinea.
    D’improvviso si sveglia dal torpore
    e punta il nodoso dito indice
    contro un mulino a vento.
    Giganti! - sbraita l’uomo in armi.
    Stavolta lasciate perdere..
    – implora Sancio.
    Don Chisciotte ignora il consiglio
    e senza porre tempo in mezzo,
    lancia in resta,
    galoppa contro il nemico.
    A trenta metri dall’obiettivo
    un allarme scatta su On,
    ulula una sirena bi-tonale,
    dal mulino parte un raggio laser
    e ammazza sia il cavallo che il mulo!
    Fasci di luce illuminano gli sconosciuti,
    mille raffiche di mitra arano il terreno
    attorno a quel della Mancha.
    Una cortina di lacrimogeni
    fa piangere i due uomini.
    Dal terreno spuntano due missili terra-terra,
    un elicottero da guerra volteggia sugli
    intrusie una voce metallica dall’alto
    ordina loro di lasciare la zona.
    Cavaliere e scudiero si voltano
    e scappano a gambe levate.
    Questa volta Don Chisciotte
    ha davvero esagerato:
    è andato contro il “Mulino Bianco”.

  • DAN BROWN

    Nel Refrettorio di Santa Maria delle Grazie, guarda estasiato l'ultima Cena di Leonardo.
    Osserva l'uomo alla destra di Gesù, Giovanni ma che nel suo Codice chiama Maria Maddalena il Santo Graal.

    >> Continua la lettura

    D’improvviso un quadrante si accende su
    OFF. Dan Brown s’accorge d’essere solo nella sala.Un refolo silente…
    Un tremolio d’elettricità…
    e la stanza precipita nel buio.
    Quando la luce torna,
    Dan Brawn guarda il Cenacolo:
    Giovanni non c’è più nel quadro di Leonardo!
    Con spavento, se lo ritrova a fianco, vivo.
    L’Apostolo ha lo sguardo furioso.
    - E io sarei una donna?! Ti spacco la
    faccia. Portami tua sorella che ti faccio vedere io!
    Così dicendo, Giovanni lo prende per il
    bavero. La stretta è virile.
    Dan Brawn, preoccupato dalla veemenza, tace.
    - Uno non può avere i capelli lunghi
    ed essere belloccio, che ti danno della
    femmina. L’Apostolo, fuori di sé,
    avendo aspettato per anni quell’occasione,
    rincara la dose.
    - La balla dei colori delle tuniche, poi!
    Con Gesù abbiamo trovato degli scampoli a saldo e ci siamo fatti bastare la stoffa. Tutto qui.
    Io ti sdrumo, ti corco di botte.
    Altro che Maria Maddalena!
    Dan Brown è immerso nel terrore.
    - Sono diventato lo zimbello degli Apostoli.
    Mi ridono alle spalle con ‘sta storia della donna.
    Vedi di rimediare,
    altrimenti vengo a cercarti e ti rovino!
    Lo scrittore è attaccato al muro,
    inchiodato dalla rabbia dell’uomo.
    Con un alito di vino,
    Giovanni gli ringhia un saluto minaccioso
    e gli dà una spinta facendolo cadere per terra.
    Con un tremore, la luce si alterna al buio.
    Mentre Dan Brown si rialza,
    lo sguardo corre all’Ultima Cena.
    Giovanni è al suo posto.
    Appare più sorridente del solito.
    Lo scrittore si spazzola i vestiti,
    esce e va al caffè a bere qualcosa di forte.
    Poi, seduto al tavolino,
    riscaldato dai lampioni a gas, ripensando
    all’allucinazione,comincia a scrivere
    sui tovagliolini dei salatini,
    “Il Codice Giovanni,
    maschio”. Non si sa mai.

  • VORREI ESSERE ON-OFF

    Io sono il mediocre.
    Primo in niente, ultimo mai.
    Una vita in-icchio...

    >> Continua la lettura

    Canticchio
    Suonicchio
    Sciicchio
    Nuoticchio
    Cucinicchio
    A pallone giochicchio,
    a tennis me la cavicchio.
    Solo fare tutto,
    ma sempre in –icchio.
    Non sono bello o brutto.
    Non sono alto o basso.
    Non sono genio o stupido.
    Normale.
    Io sono il mediocre.
    Sempre nel mezzo, mai ON-
    OFF.
    Se prendo la parola
    mi ascoltano senta trasporto.
    Se propongo un’idea
    dipende dai casi.
    A scuola ero il vice-capoclasse di
    riserva.Al lavoro, su venti dipendenti,
    il sesto o settimo in grado.
    In amore, mi capitano le “però è
    simpatica”che poi me la menano ogni giorno
    che sono un mediocre.
    E io mi difendo da mediano:
    un po’ attacco e un po’ interdico.
    Ho parenti medio-borghesi,
    una casa a venti minuti dal centro,
    e un cane beige taglia media.
    Io sono il mediocre.
    E ci soffro.
    Ma non vorrei essere il primo.
    Mi affascina di più essere
    l’ultimo.Il peggiore.
    La pecora nera.
    L’off.
    C’è distinzione netta
    e poca concorrenza.
    Tutti vogliono essere il migliore,
    nessuno il reietto.
    Datemi quel posto poco
    invidiabileche cancelli la mia mediocrità.
    Ma so che è inutile.
    La mia natura
    mi farebbe risalire la china
    fino a tornare nel mezzo e a
    fermarmi lì.E’ il mio destino.
    Anche questa poesia, com’è?
    Carina.

  • IL BABBUINO SAPIENTE

    L1789, Rivoluzione Francese e dintorni. Robespierre,
    stanco di deliberare sul destino di un popolo, ordinò che si portasse al suo cospetto Al-Jazari il famoso costruttore d'Automi ...

    >> Continua la lettura

    Il rivoluzionario commissionò all’arabo un marchingegno congegnato apposta per prendere decisioni al posto suo.
    Al-Jazari,
    per nulla tranquillo, in capo a tre settimane finì l’Automa. L’ingegnoso meccanismo aveva le sembianze di una scimmietta
    seduta in modo composto ad un elegante scrittoio. Attingendo una piuma d’oca nel calamaio, sapeva scrivere solo due parole
    ODIO e AMO, una per volta, in ordine casuale. L’arabo chiamò la sua portentosa creatura “il Babbuino Sapiente.
    Robespierre mise subito all’opera il primate scribacchino, delegando a lui ogni decisione. Se l’automa, dopo un giro di
    manovella, scriveva la parola ODIO, il padre del regime del Terrore, senza pensarci su e incolpando il caso, uccideva prigionieri,
    emanava leggi liberticide, ghigliottinava nemici e presunti traditori, puniva persino amanti infedeli.
    Al-Jazari,
    quando Robespierre voleva sapere cosa fare, caricava il Babbuino Sapiente. Se l’automa, tra allegri scricchiolii
    d’ingranaggi, scriveva invece la parola AMO, Maximilien liberava i prigionieri, emanava leggi democratiche, risparmiava la ghigliottina a
    nemici e traditori, portava dei fiori alle amanti.
    Robespierre,
    s’accorse ben presto che le decisioni prese dall’Automa erano vaccate tremende. Il Babbuino Sapiente
    non ne azzeccava una.Il francese, seccato, fece imprigionare Al-Jazari. Con senso dell’umorismo, il despota lasciò
    all’Automa Il compito di decidere la sorte di chi l’aveva inventato: se avesse scritto ODIO l’arabo sarebbe morto trucidato dai soldati,
    se avesse scritto AMO, se la sarebbe vista con la gentile ghigliottina.
    Al-Jazari
    chiese la grazia d’essere lui ad azionare il suo Automa. Maximilien, magnanimo, acconsentì. L’inventore si avvicinò alla
    sua creatura e girò più volte la manovella. Il Babbuino Sapiente scrisse in bella grafia GUASTO. Robespierre, ammirato per
    tanta astuzia e lungimiranza, salvò la vita all’arabo e al Babbuino Sapiente. Robespierre fu ghigliottinato. Al-Jazari ha smesso
    di fare Automi. Ora vende enciclopedie. Non si sa mai.

  • L’INGENUA BALLATA DEGLI IDIOTI

    Mi sono svegliato una mattina e il mondo era diventato grande il doppio...

    >> Continua la lettura

    Subito si sono scatenate mille guerre
    perché ognuno reclamava le nuove terre.
    Mi sono svegliato una mattina
    e il mondo era diventato un cubo.
    Subito si sono scatenate mille guerre
    per conquistare gli spigoli e avere più
    panorama.
    Mi sono svegliato una mattina
    e il mondo era rimpicciolito della metà.
    Subito si sono scatenate mille guerre
    perché ognuno voleva la stessa terra di
    prima.
    Mi sono svegliato una mattina
    E il mondo era diventato un disco.
    Subito si sono scatenate mille guerre
    per conquistare il lato A,
    anche se era uguale al lato B.
    Mi sono svegliato la quinta
    mattinae il mondo era diventato un cono.
    Subito si è scatenata la guerra
    totalePer avere l’unico posto in punta.
    -C’è una ingenua morale?
    -Sì. Il mondo cambia,
    solo gli idioti non cambiano mai.
    -Cambiala.
    -No

  • CHE MONDO!

    La famigliola è a tavola.
    Che mondo!,
    dice il figlio
    Osservando triste ...

    >> Continua la lettura

    un pallone di cuoio
    cucito dai bambini pakistani.
    Poi esce a scippare le vecchiette.
    Che mondo!,
    dice la mamma
    mettendo in tavola
    verdura transgenica e bistecche agli
    estrogeni. Poi esce con la pelliccia
    Sale in auto e va dall’estetista dietro
    l’angolo.
    Che mondo!,
    dice il papà
    leggendo sul giornale
    di guerre sante e vendette occidentali.
    Poi esce sereno
    E va a progettare nuove spolette per mine anti-uomo.
    Che mondo!,
    dice il gatto
    rimasto solo in casa
    e piscia sul DVD.

  • IL GATTO IN FIAMME

    Il gatto era avvolto dalle fiamme.
    Saltava sui bidoni
    e si mordeva dappertutto, ...

    >> Continua la lettura

    incendiandosi anche il muso.
    Le fiamma, se correva, si
    sopivano,ma appena si fermava,
    mordevano la carne con più
    vigore.Il gatto incendiato non si
    rassegnava.
    Che persona bisogna essere
    per fare una cosa del genere?
    Un senzaddio
    Un maledetto dagli uomini
    Un barbaro
    Un malvagio nell’anima
    Un rinnegato dalla madre…
    Sì, io sono così.

  • GELOSIA

    Sono geloso.
    Geloso di come guardi ...

    >> Continua la lettura

    Gli altri uomini intorno a me.
    Per vederli meglio
    stai appena un po’ dietro di me.
    Me ne sono accorto.

    Sono geloso
    di quando andiamo al ristorante
    e poi mi fai uscire di corsa,
    dicendomi che è meglio andare
    altrove.Per me, lo fai perché lì ti conoscono.
    Me ne sono accorto.

    Sono geloso
    perché quando siamo soli in casa
    guardi dalla finestra
    e se vedi un uomo,
    mi dici che vai a fare un giro.
    Me ne sono accorto.

    Sono geloso
    perché quando siamo in
    macchinati volti sempre a guardare
    i maschi che ci sorpassano.
    E li guardi anche con il
    retrovisore.Me ne sono accorto.

    Sono geloso
    perché più hanno facce da
    canaglia,più ti interessano.
    Io sono geloso
    e tu sei una stupida,
    una stupida guardia del corpo

  • A LETTO CON UNA SCONOSCIUTA

    Sotto le lenzuola
    le mani di lui ...

    >> Continua la lettura

    scesero dalla nuda sottile
    lungo la schiena nuda.
    Il terrore
    s’impadronì dell’uomo
    quando la sua mano
    accarezzò una coda
    setolosa. E non scodinzolava.

  • IL VELLO D'ORO

    Giasone sollevò
    il vello d’oro
    al cielo

    >> Continua la lettura

    e lo mostrò ai
    compagnidi viaggio.
    Dietro una roccia,
    poco distante,
    tremava di paura
    il pastore d’oro.

  • CHE MAPPAMONDO

    Al centro della stanza c’è un mappamondo,
    enorme e impolverato, ...

    >> Continua la lettura

    strumento indispensabile per il suo lavoro.
    La Tragica Signora lo fa girare,
    poi punta il dito in un posto a caso. Miami.
    Un manager si schianta contro un Tir della
    Florida.La Morte tiene il tempo schioccando i
    polpastrelli.Dopo una piroetta di tutto rispetto,
    imitando, e male, John Travolta in Pulp Fiction,
    fa ruotare il mappamondo.
    L’indice con l’unghia sporca
    si posa in mezzo all’Oceano Pacifico.
    Un aereo di clown dilettanti esplode in volo.
    Una risata sfocia in tosse:
    La Morte si diverte.
    Altri giri e altri stop.
    Un pulitore di finestre cade a Seoul.
    Un mimo linciato a Cape Town.
    Una donna salta su una mina anti-uomo a
    Kabul.Uno strozzino si strozza con un salatino a Tallin.
    Un mattone cade in testa al sindaco di Shang
    Xian.La musica dance esalta i bassi e anche la
    Morte,che beve con gusto succo di pera scaduto.
    Con un colpo d’anca ossuta,
    la Macabra Figura colpisce il mappamondo
    che gira, gira, gira.
    Il dito si ferma su Porto Alegre
    e un turista tedesco si tuffa nella piscina
    dell’albergoma non c’è l’acqua. Manutenzione.
    Le vecchie ossa fanno rumore ma a tempo.
    Spinto da mani grinzose,
    il mappamondo cigola sul suo asse.
    La Falciatrice di uomini
    rimbocca il nero mantello
    e punta l’indice nodoso:
    Milano, Via Rivamonti, 18/3.
    Ma porca put

  • IL PANE

    Un SFD ( senza fissa dimora )
    guarda la vetrina de “L’altro Pane” da
    un’ora. Ci sono ...

    >> Continua la lettura

    michette e rosette,
    coppie e doppie,
    bocconcini e sfilatini,
    biove e pane con olive,
    ciabatte e baghette,
    pasta dura e Altamura,
    trecce e caserecce,
    pane carasau, chicarzu,
    pistoccu, turrau, guttiau,
    ficelle e freselle,
    piadine e schiacciatine,
    toscano e campidano,
    filoni e bastoni,
    pane arabo a cui non ho trovato una
    rima. Un’impiegata dell’Ina
    Vede il SFD alla vetrina.
    E pensa che il pane di nomi ne ha tanti
    Ma la fame uno solo, lo sanno tutti
    quanti.
    La donna invita il barbone in bottega
    E se i clienti brontolano, chi se ne frega.
    Con la poesia di un gesto
    Gli indica ogni cesto.
    Il SFD dice: - Voglio quello!
    E indica una confezione di Tavernello.
    L’impiegata dell’Ina glielo compra, non c’è
    verso,ma spera che gli vada di traverso.
    e scappano a gambe levate.

  • IL BUGIARDO

    Era così
    bugiardo ...

    >> Continua la lettura

    che se ne
    andava in giro
    negando
    d’essere
    morto.

  • CHE GUEVARA

    Ti ho cercato
    comandante Che Guevara
    nei gesti stanchi dei camerieri ...

    >> Continua la lettura

    della Boteguita del Medio
    mentre preparano un altro mojto, por favor.
    Ti ho cercato
    comandante Che Guevara
    neglio occhi dei bambini
    per le strade dell’Habana Vieja
    savòn, cicles, boligrafo, italia?

    Ti ho cercato
    comandante Che Guevara
    nelle patole delle jeneteras in fuseaux
    mentre ballano la salsa del Malecòn
    offrendoti, ridendo,il PPG por el colesterolo e
    otros.

    Ti ho cercato
    comandante Che Guevara
    nei piedi nodosi dei pescatori dei Cayos,
    nelle bianche strade di Trinidad,
    nelle mani nere di chi arrotola puros
    Montecristo.

    Ti ho trovato
    comandante Che Guevara
    tatuato sulle chiappe molli
    Di un’attempata turista.
    forse, voleva farti tornare a combattere
    questa volta, la cellulite.

    Hasta siempre, Comandante!

  • LA CONCHIGLIA

    Il mare d’autunno
    ha portato sulla spiaggia una
    conchiglia. ...

    >> Continua la lettura

    Arriva una ragazza scappata da
    casa, accosta la conchiglia all’orecchio
    e sente la voce della madre
    che la implora di tornare.
    Passa un criminale
    senta la voce della propria
    coscienza. Non l’aveva mai ascoltata
    e cambia vita.
    Ora tocca a un tizio scizzofrenico.
    Sente la voce dell’altro.
    Dialoga con se stesso
    e si mette d’accordo e guarisce,
    A piedi scalzi, un ambulante
    senegalese si mette la conchiglia all’orecchio
    e ascolta la musica del suo paese.
    Grato, le regala una borsa Prada
    falsa.
    Un vecchio avanti con gli anni
    sente la voce del mare.
    E’ felice.
    Era sordo dalla nascita.
    Strisciando i sandali sulla sabbia,
    viene avanti un giovane frate.
    Vede la conchiglia e la raccoglie.
    Con gli occhi rivolti al cielo,
    sente la voce di Dio,
    che gli spiega come stanno le
    cose. Il giovane in saio
    posa delicatamente la conchiglia
    e corre in Vaticano.
    Dopo molte suppliche,
    viene ricevuto dal Papa.
    Il fraticello, appena lo vede,
    gli rifila un calcio nel culo
    e se ne va.
    La conchiglia,
    per chi la sa trovare,
    è ancora là.

  • LA FARFALLA

    Tra i grattacieli del centro
    Volava un dì una farfalla. ...

    >> Continua la lettura

    Le sue ali erano color dell’iride.
    La farfalla si posò sulla testa di uno
    scienziato. Egli calcolò il peso dell’insetto,
    il dispendio di forze per portarlo,
    pari a 0,000000003 k/cal,
    e il rallentamento nel tragitto
    e la scacciò.
    La farfalla si posò sulla testa di un uomo
    calvo. Tutti indicavano la sua lucida pelata.
    Si vergognò
    e la scacciò.
    La farfalla si posò sulla testa di un
    avvocato.Il principe del foro,
    non trovando nessuna legge
    che le permettesse di occupare quello
    spazio,senza procurarle lesioni,
    la scacciò..
    La farfalla si posò su un venditore di
    palloncini.L’uomo la prese amorevolmente tra le
    mani.
    Le fece un mare di complimenti
    E la portò a casa.
    Il venditore di palloncini
    È così orgoglioso della farfalla
    Che la mostra a tutti
    Nella bacheca di vetro
    Con le ali distese
    Puntate con due spilli.
    Un bel esemplare per la sua
    collezione.Morale:
    Sono sempre quelli che ti amano
    A farti il male peggiore.
    Interessa una collezione di farfalle?

  • HAI VISTO

    Hai visto
    La luna d’opale
    Tonda come il muso di un

    >> Continua la lettura

    maiale,un tramonto striato
    rosso da togliere il fiato.

    Hai visto
    Manovali sul lavoro
    Mangiare pane e pomodoro,
    temporali di urla e tuoni
    che spaventano i bimbi buoni.

    Hai visto
    Un bacio infuocato
    Tra ragazzi che hanno marinato,
    strade infuocate nei pomeriggi
    che sollevano vapori come
    miraggi.

    Hai visto
    I nidi sui rami
    E i merli cinguettare “mi ami”,
    i vecchi sulle panchine
    compilare le schedine.

    Hai visto
    Alzarsi il vento
    con il giardiniere mai
    contento,le vetrine con i manichini
    e le commesse coi sorrisini.

    Tutto questo hai visto
    E altro ancora.
    Vuol dire
    che non hai un cacchio da
    fareSolo ritirare
    il sussidio di
    disoccupazione.Poi uno dice.

  • L'ANIMALISTA

    L’animalista
    entra di soppiatto nell’allevamento di ...

    >> Continua la lettura

    Cincillà apre le gabbie
    e urla: - Liberi tutti! Tutti liberi!
    Le bestiole contente e ignare
    attraversano l’autostrada.
    Un tir turco ne schiaccia dodici in un
    colpo.Un caravan di Grosseto dieci.
    Tre cuccioli si tengono per la coda
    e li centra in pieno una Skoda.
    Una Rav 4x4 amaranto tre soltanto.
    Meglio di tutti fa una cisterna Esso
    che stira diciotto cincillà.
    Rimangono solo due bestiole:
    ci pensa il tosaerba per le aiuole.

    L’animalista
    entra di soppiatto nel recinto del circo
    apre le gabbie
    e urla: - Liberi tutti! Tutti liberi!
    Birillo l’elefante è abbattuto dal
    domatore.
    Lilla la giraffa è fulminata dai cavi dell’alta
    tensione.Janga il leone è “sparato” da un maresciallo.
    Bi Bo Ba le scimmiette
    si sono rifugiate in un campo Rom.
    Ora, legate con una catenella a una cassetta,
    tirano su i biglietti della fortuna.
    La tigre del bengala l’ha seccata un metronotte
    con l’hobby della foto al tirassegno.
    Di animali non se n’è salvato uno.
    Ora sotto il tendone c’è una scuola di mimo.

    L’animalista
    vola in Alaska.
    Prima che le vedano i cacciatori con gli arpioni
    urla ai cuccioli di foca: - Liberi tutti! Tutti liberi!
    Le bianche e soffici bestiole spaventate
    si gettano in mare.
    Molte si buttano dal dirupo e trovano gli scogli.
    Altre non sanno ben nuotare
    e sono travolte dai marosi.
    Le orche a bocca spalancata fanno una
    strage.Ne cattura una anche un vecchio squalo
    biancoa cui scappano anche le rocce.
    L’ultima fochina è investita da una motoslitta
    guidata dal giornalista di Discovery
    venuto a filmare lo strano evento.

    L’animalista
    vola in Costa Rica.
    Entra di soppiatto in un allevamento
    di tartarughe giganti.
    Sta per urlare: - Liberi tutti! Tutti liberi!, ma…Orrore! Per terra ci sono centinaia di gusci vuoti!
    - Sono arrivato tardi ,- pensa e si allontana.
    Quando l’animalista sparisce all’orizzonte
    le tartarughe nude escono dai nascondigli
    e con sollievo si infilano nei rispettivi
    carapace!

  • IL NOME DELL' AVVENTURA

    Come nasce un avventuriero? Come tutti gli altri. Una bella sera una moglie fa sedere il marito in poltrona e con un ...

    >> Continua la lettura

    sorriso da Mentadent P gli dice di essere in attesa di un figlio. Da quel momento, tutto cambia. L'uomo, che fino a quell'istante l'ha fatta alzare settanta volte perché s'è rotto il telecomando, ora non permette che giri neppure il cucchiaino nel té.
    Il suo massimo sarebbe che la donna andasse in letargo per nove mesi. Esaudisce ogni piccola voglia della moglie. È disposto anche ad affrontare il centro nell'ora di punta per andare a comprarle l'anguria a dicembre. Le voglie saranno sicuramente superstizioni ma non sa mai.

    Mia cugina, quando era in gravidanza, aveva sempre voglia di prosciutto, ma non ne ha mangiato. È nato un figlio normalissimo. Ha un solo difetto: tutte le volte che vede un piatto con del melone, sente un bisogno irrefrenabile di buttarvicisi dentro.

    In questo stesso periodo avviene la cosa che deciderà se quel bimbo sarà o meno un grande avventuriero: la scelta del nome. Non si è mai sentito di un uomo dalle grandi imprese, o di una donna, che si chiami, che so... Cirillo, Celestino o Armanda. Occorrono nomi altisonanti come Attila, Napoleone, Spartaco. La scelta del nome non è affatto facile. È di per sé un'avventura. Ecco come avviene.
    Il marito, di solito, pensa che sia un maschio e gli vuol dare il nome del nonno. Solo che questi benedetti nonni hanno dei nomi impossibili... Aligi, Parsifal, Parisino, Dorando. Altri genitori si affidano al caso e danno al nascituro il nome del santo del giorno. Se uno, oltre ad avere dei genitori simili, ha anche la sfiga di nascere il trenta di agosto, passerà la vita a essere chiamato Pomacchio. Comunque, niente influenza di più la scelta di un nome, se lo porta qualcuno che si conosce. "Che ne dici, cara, di Enrico?" "Enrico, mai. Enrico, come quell'antipatico del macellaio. È così disonesto che insieme alla carne non solo mi pesa la carta, ma anche la bilancia."

    Trovata una cerchia di nomi papabili, si fa la prova del nove, cioè si guarda se suona bene con il cognome. Angelo Bertucciacci... No. Silvio Bertucciacci... neanche. Nicola Bertucciacci... Nooo! Non li sfiora nemmeno il sospetto che è il cognome che non va. Tanti vogliono essere originali a tutti i costi e chiamano i figli con nomi da coiffeure...Steffy, Cindy, Michael. Se non gli basta li inventano di sana pianta.

    Conosco uno che si chiama Abbabbarischmud. Una volta è andato in Arabia. Alla dogana ha dovuto dire il proprio nome: il funzionario gli è saltato addosso con la scimitarra in mano, Abbabbarischmud in arabo vuol dire: "tua sorella è andata a letto con tutti gli inservienti del circo Medrano".

    Altri nomi bellissimi, a volte, vengono scartati per ragioni geografiche. È difficile immaginare dei Rosario e Concettma istruttori di sci a Bolzano o dei Bepi pizzaioli a Posillipo. Ci sono poi persone che ci tengono a trovare un nome che non abbia diminutivi. Ugo, Ciro... la cui unica forma di abbreviazione è il fischio. E magari vengono soprannominati baffo o biondo. Ma allora, qual è il nome giusto per un avventuriere? Forse quello di ognuno, dietro al quale, per qualcuno almeno, c'è un eroe.

  • DOMENICA DALLE 10 ALLE 12

    Domenica dalle 10 alle 12. Questo è l'orario di visita nei maggiori ospedali italiani, ...

    >> Continua la lettura

    però tutto comincia alle 10 meno 10. I visitatori si accalcano e si spingono contro il cancello, tutti vogliono salire per primi, come se non ci fossero malati per tutti o forse per prendersi i malati migliori.
    All'ora fatidica si vede un'orda andare all'assalto delle corsie, annata della solita scatola di pavesini. I degenti hanno gli armadietti straccimi di pavesini, le mogli ne portano a casa borsate stracolme.
    I figli non vedono l'ora che il malato si rimetta e torni a casa per non dover mangiare ancora pavesini. È un peccato buttar via la roba... II bello è che i visitatori che portano la temutissima e inconfondibile scatola, sibilano: "Non sapevo cosa portarti... Non so se puoi mangiare di tutto...". Ma chi glielo ha mai detto che i pavesini sono un toccasana per i malati?!

    Poi ci sono quelli che arrivano davanti alla soglia dell'ospedale e dicono: "Ah, non posso entrare, non sopporto l'odore dell'ospedale". È una vita che lo sa. Cosa insiste a fare? Che se ne stia a casa e telefoni. La prima cosa che si dice al malato è: "Ma lo sai che dall'ultima volta hai proprio un'altra faccia?". Per forza, mi sono fatto la plastica. L'unica variante a questo esordio pare sia: "Come va?". E questo è il momento dell'apoteosi dell'ammalato. Subito parte in una meticolosissima descrizione dell'operazione subita. Non contento ti vuoi fare vedere la "profonda cicatrice". Si mette in piedi sul letto, si tira giù i pantaloni del pigiama, scosta la garza e ti fa vedere il taglio. Ma prima, per pura formalità, ti chiede: "Non ti impressiona, vero?". "Ma figurati!" Queste sono le tue ultime parole prima di svenire sulla gamba ingessata del vicino di letto. Tra i visitatori si svolge anche l'avvincente lotta per il momentaneo possesso dell'unica sedia in dotazione per ogni letto. Gli inesperti e gli spavaldi, invece, cedono generosamente la sedia, non sapendo che dopo mezz'ora la fatica si fa sentire. Così si incomincia piano piano a sedersi sull'orlo del letto. Più .passa il tempo e più si prende coraggio...

    Ho visto gente sfacciatissima sdraiata sotto le coperte sorseggiare un caffè caldo e il malato in piedi. Il personaggio più riconoscibile è "quello che ha fatto la notte". È sempre in un angolo, con una pila di intrepido, monello, maxi-cruciverba riempito solo con "sonno e letto" sia verticalmente che orizzontalmente. In genere è intento a cercare la sintonia della radio girando i bottoni della giacca. Molti visitatori si mettono a scrutare con aria professionale la tabella della febbre che si trova ai piedi di ogni letto. Non parlano. Ogni tanto scrollano la testa... lanciano mugolii... Se trovano uno che gli da corda, esagerano. Fanno le ricette, visitano tutta la corsia, operano, dimettono gente in coma. Se uno riesce a resistere fino a mezzogiorno, può assistere al mitico pranzo dell'ammalato. Formaggini... spinaci... brodino... mezza pera... E le porzioni? Pensate che le porzioni dell'ospedale non si possono dividere in due a occhio nudo. Poi arrivano le infermiere e in modo brusco avvisano che l'orario per le visite è finito. E qui entrano in azione i falsi. Sono quelli che fingono di fare di tutto pur di riuscire a rimanere qualche minuto in più. Si nascondono negli armadi, si fanno passare per l'amante dell'anestesista, dicono di dover fare degli esami... In realtà fanno di tutto per farsi cuccare. Così l'ammalato è contento per l'attaccamento dimostratogli. Quando si esce dall'ospedale, dopo una visita, si è tutti un po' filosofi. "Cos'è la vita... quanta gente che soffre... guarda dove si va a finire... l'unica cosa importante è la salute...". E poi ci si accoltella appena fuori per la precedenza a un posteggio.

  • SE LO SAPEVO, NON CI GIOCAVO

    Bussano alla porta. È la mia morte. Faccio finta di non essere in casa, ma se la dà. Entra in salotto, leggera. ...

    >> Continua la lettura

    Sotto il braccio una scacchiera di madreperla. - Giochiamo - dice la morte - se vinci hai salva la vita. Non è leale, a scacchi non so giocare.
    Che ne dice del "dentista strillone"? - No. Difficile rifiutare: giochiamo.
    La morte è una grande giocatrice, lo sanno tutti.
    In sei mosse, strano a dirsi, forse non era in giornata, ho vinto io. - Il solito culo del principiante!... Disse la morte piegandosi in due sul pavimento.
    Per la stanza un acre odore di bruciato. Aveva lasciato una minestra pronta Knorr sul fuoco! Tornato in salotto, la morte non c'era più.
    Ora ho 376 anni, a febbraio, e sono ancora qui.
    Ogni giorno mi telefona l'INPS per sapere come va.
    Tutti mi chiedono se non sono stanco di campare, ma io non mi annoio.
    Passo il tempo... come?
    Giocando a scacchi, non si sa mai.

  • L' ULTIMO ROBOT

    La casa è in agitazione. La moglie ènel bagno e si sta truccando ...

    >> Continua la lettura

    cercando nel contempo di allacciarsi al vitinosinuoso la cintura di perjlon. Il marito è all'inseguimento del calzinoblu che sembra animato di vita propria, tanto è difficile da stanaredal fondo del cassetto. Per le stanze si sente odore di gomma bruciata:Emmy, di appena cinque anni, ha messo il grande puffo di plastica nel fornoa megaonde. La mamma, di passaggio tra il guardaroba e il bagno, le infilaal volo una canottierina rosa con i fiocchetti bianchi. In salotto l'M +18, il computer vigilante collegato con Multivac che governa tutta la regione,emette un lungo sibilo. Sul monitor appare la scritta a ioni: "Oggi,18 marzo 3018, alle ore 12 in piazza UTZ soppressione pubblica dell'ultimorobot esistente".

    Tutta la famiglia si sta recando alla cerimonia.Una volta pronti, salgono sull'antiquata Janga Bombo, che si solleva scoppiettando a un palmo da terra e si infila in una corrente ascensionale piena all'inverosimiledi veicoli. Posteggiano al trentottesimo piano sotto terra e raggiungonopiazza UTZ già stracolma di cittadini. Ci sono proprio tutti. L'ultimorobot è al centro della piazza lastricata di quarzo. Mamma e papàtengono Emmy stretta a loro, tradendo una certa emozione. Una volta, i roboterano diffusissimi.

    Obbedienti, svolgevano ogni tipo di lavoro, giravanoper casa servizievoli e arrendevoli. Ma con le nuove tecnologie, i robotdiventarono obsoleti, ingombranti, poco affidabili. Insomma, inutili.C'è rimasto questo ultimo robot, che guarda conla testa reclinata sulla spalla la folla che l'osserva commossa.

    Ormai èvecchio e mal funzionante. Uno squillo di una Daxon elettronica, una scaricalaser di colore rosso colpisce l'ultimo robot che si sdraia sul lastricatodi quarzo. Un'epoca è finita. Emmy, ricordando un vecchio robot suo compagnodi giochi, piange. Una lacrima di silicone le solca il bel viso di metallolevigato. Nella piazza c'è silenzio. Tutti si allontanano piano,salutando con le mani snodabili al titanio 18, l'ultimo dei robot che unavolta si chiamavano "uomini".

  • AFRICA

    Hai la pellescura color della madreperla del Mare di N'Gon ...

    >> Continua la lettura

    i capelli intrecciati come corallo di Guinea I denti sono perle immacolate di Bijagos,Liuba, ragazza africana.
    Hai gli occhi scuri come il Mogano del Ruanda, il fiato dolce come il maestrale di Matawara dita lunghe come le oturie del Capo Verde, Liuba, ragazza africana.
    Hai movimenti flessuosi come una manta di N'Buim le labbra carnose come il cocco delle spiagge di Maiju la risata allegra come i versi dei cormorani di Zanzibar, Liuba, ragazza africana.

    Ma fai la colf a due passi dal casello di Voghera Est.
    Peccato.

  • LA CHIAVE

    Un uomo camminava con il giornale aperto davanti al naso. Guardava con estremo interesse un nuovo tipo di decappottabile, ...

    >> Continua la lettura

    di cui non si sarebbe potuto comperare neanche la pallina da tennis per il gancio della roulotte. L'uomo di cui non posso dire il nome - Filippo Mauceri, coniugato- con una rapida deviazione ad angolo, si infilò in un portone. Automaticamente estrasse dal taschino della giacca una chiave argentata.Mantenendola dritta davanti a sé, salì un piano e con precisione assoluta la infilò nella serratura di casa sua. Il signor Filippo provò una delle sorprese più grandi della sua ordinata vita: la chiave non girò nella toppa, seppure oliata ogni giorno che l'amministratore manda in terra. L'uomo continuò per alcuni secondi ad armeggiare e a rigirarsi tra le mani la capricciosa chiave. Chiamò a gran voce la moglie. Trasse un sospiro di sollievo quando sentì che qualcuno, dietro la porta, si avvicinava, ma il poveraccio quasi svenne quando vide sulla soglia di casa un donnone in vestaglia con la faccia arcigna. Non fu terrorizzato dall'aspetto poco gradevole della donna, ma dal fatto che era una perfetta sconosciuta. Il signor Filippo indietreggiò d'un passo e osservòla porta: la numero otto, la sua. Si sincerò anche dello zerbino.La spiritosissima parola Salvelox impressa sopra, lo rassicurò.

    Lo ridestarono gli strattoni della matrona che lo aveva preso per il bavero e che pretendevadi sapere cosa volesse da lei.
    Filippo si divincolò e si precipitò dal suo dirimpettaio, l'unica conoscenza che aveva nel palazzo. Una volta,il vicino aveva bussato da lui per chiedergli in prestito dei proiettilianti-albanese, dato che si era scordato di comprarli. Suonò.
    Immediatamente si affacciò un uomo di mezza età, che inveiva contro di lui senza motivo. Il signor Filippo si trovò perso.
    Vide la sua stessa esistenza dissolversi in un incubo.Le urla degli inquilini del pianerottolo, unite ad altre che provenivano dalla tromba delle scale, gli rimbombavano nel cervello. Il solito odore di minestrone, così familiare in mille ritorni a casa, gli salì alle nari mentre scendeva di corsa le scale verso il nulla più angosciante.L'uomo, disperato, si mise le mani tra i capelli facendosi cadere il cappello,ma non se ne accorse neppure, spaventato com'era dai gesti e dalle parole ostili.

    Il disgraziato si fermò nell'androne. Non voleva abbandonare la sua casa. Era smarrito.Nel girarsi verso la luce che veniva dal portone a vetri, il “suo”portone a vetri, vide un'ancora di salvezza: la guardiola del portinaio.Prima di attaccarsi in preda al panico al campanello bitonale, guardò attentamente la porta. Bene al centro c'era un quadretto di papa GiovanniXXIII e di John Kennedy che si guardavano di profilo, circondati da una cornice di conchiglie false. Tutto intorno allo stipite, le cartoline degli inquilini: Rimini, Maldive, Bali, Sharm El Sheik.Sicuro, l'uomo suonò al “suo” portiere. Invece, scostate le tende a fiori astratti, si palesò uno sconosciuto con un piatto di spaghetti in mano. Il signor Filippo fuggì di corsa, inciampando nel vaso di begonie, pur avendolo schivato per anni. Ora era nel sole cocente,sperduto. Aveva ancora negli occhi le immagini strazianti di quegli sconosciuti che avevano preso il posto rassicurante delle persone che lo amavano. In un secondo la sua vita era cambiata.Il signor Filippo si guardò attorno.

    Solo allora si accorse che, negli anni, avevano costruito decine di condomini identici a quello in cui viveva lui. Ma il signor Filippo non si era certo avventurato, fino a quel giorno, al di là del suo numero civico.Al colmo della felicità, corse verso il suo appartamento, sempre con la chiave puntata dritta davanti a sé. Che piacere fisico sublime gli procurò la chiave che girava docile nella toppa!

    L'uomo entrò in casa sua. Salutò espansivo la moglie accanto al frigo. La donna non lo degnò di uno sguardo.Procedendo per il corridoio, il signor Filippo cinguettò un saluto al figlio che guardava in Tv un programma per “voi giovani”.
    L'adolescente lo ignorò. Il padrone di casa grattò la testa al suo cagnolino che gli ringhiò dietro.Il signor Filippo si lasciò cadere nella sua poltrona preferita,felice di essere di nuovo tra le persone che lo amavano.

  • NON IMMAGINAVA CERTO DI...

    Giangilberto Salaroli, Cavaliere del Lavoro, non immaginava certo di trovare un rinoceronte nell’ascensore. ...

    >> Continua la lettura

    L’animale, cortese, teneva una zampa sulla fotocellula per impedire alle porte di chiudersi, e con il corno gli faceva cenno d’entrare.L’uomo indietreggiò sgomento nel pianerottolo e non salì.
    L’ascensore ripartì silente.
    Il Cavaliere del Lavoro, indignato, ne parlò con la moglie che stava facendo tai-chi davanti al frigo e lo ignorò.
    Dalla rabbia, ripensando al rinoceronte, quella notte l’uomo non dormì, continuando a fissare l’ora della sveglia proiettata sul soffitto della camera con la tappezzeria a piccoli pierrot che ridono. Una rarità.Il mattino dopo, Giangilberto Salaroli pigiò il bottone SU con una certa apprensione. Scivolando sui cavi impregnati di grasso, l’ascensore arrivò, pronto ad accoglierlo. Del rinoceronte nessuna traccia. Quando l’uomo si apprestò a salire, avvertì una presenza alle sue spalle.
    Il rinoceronte era lì, ansimante, con due grosse borse della spesa del supermercato "Menodicosìcirimetto".
    Con un gesto di raccapriccio, il Cavaliere del Lavoro s’infilò nel piccolo vano.
    L’animale lesse il cartello con la portata espressa in chili e si avviò mesto per le scale, ondeggiando il sederone a ogni gradino.Trascorsi alcuni giorni, Giangilberto Salaroli trovò un filo di pipì lungo il vaso di peonie di plastica nell’androne. Chiamò il portinaio e sbraitò che era stato di sicuro il rinoceronte. Subito si mise a scrivere una lettera, su carta intestata fregata in un alberghetto di Alassio, con cui convocava i condomini per un’assemblea.Ordine del giorno: il rinoceronte.
    La sala preposta era piena. Unico assente, per decenza, l’animale.
    Giangilberto Salaroli, spalleggiato dalla moglie sessantenne in tuta da aerobica, tuonò contro l’africano.
    Urlò così tanto che almeno tre volte la sua dentiera fece capolino per vedere cosa stesse succedendo.
    L’oratore asserì che l’essere primordiale era un problema e doveva essere cacciato. Non solo per il decoro, ma anche perché tutti gli appartamenti del palazzo perdevano di valore. Ci mise poco a convincere i condomini e il rinoceronte fu cacciato.Giangilberto Salaroli al bar "Bar Bagianni" si vanta: -Va bene tutto, ma un extracomunitario nel mio condominio, proprio no!" Ebbro di Biancosarti, il Cavaliere del Lavoro torna a casa e trova nell’ascensore due stambecchi della Valle d’Aosta.
    Sorride.

lorenzo beccati
Il faro delle lacrime Il faro delle lacrime Il faro delle lacrime
Il faro delle lacrime 74 Nani Russi Il Guaritore di Maiali
74 Nani Russi Il Guaritore di Maiali Il mistero degli incurabili
Il mistero degli incurabili Il Santo che Snnusava i Treni L' Uccisore di Seta

© Copyright www.lorenzobeccati.com tutti i diritti sono riservati